Un "salto" nel petto? Extrasistoli: quando il cuore perde un colpo e quando preoccuparsi

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Sei sul divano, o a letto prima di dormire, e all'improvviso il cuore sembra fermarsi per un istante. Poi riparte con un colpo più forte. Per qualche secondo resti in ascolto, un po' preoccupato, poi tutto torna normale.

Se ti è capitato, sei in buona compagnia. Quella sensazione ha quasi sempre un nome preciso: extrasistole. Le palpitazioni di questo tipo sono comuni e, nella maggior parte dei casi, non sono il segno di nulla di grave.

Che cosa si sente

Un'extrasistole è un battito che arriva in anticipo rispetto al ritmo normale. Chi la avverte la descrive in molti modi:

  • un tuffo o un vuoto nel petto;
  • un battito "saltato", seguito da una breve pausa;
  • un colpo più forte del solito, a volte fino alla gola;
  • una sensazione di farfalla o di sussulto.

Il battito anticipato è spesso debole e passa inosservato. A farsi sentire è soprattutto la pausa che lo segue e il battito successivo, più energico perché il cuore ha avuto più tempo per riempirsi.

Atriali o ventricolari

Le extrasistoli possono partire dagli atri, le camere superiori del cuore (extrasistoli sopraventricolari o atriali), oppure dai ventricoli, le camere inferiori (extrasistoli ventricolari). Al paziente le due forme sembrano uguali; l'elettrocardiogramma permette di distinguerle, ed è un'informazione utile per decidere se servono altri accertamenti.

Perché compaiono

Le extrasistoli sono frequenti anche nelle persone sane. In uno studio pubblicato nel 2023 sul New England Journal of Medicine, adulti in buona salute monitorati per due settimane registravano in media decine di extrasistoli al giorno, quasi sempre senza accorgersene. Alcune situazioni possono renderle più frequenti o più percepibili:

  • stress e ansia;
  • poche ore di sonno;
  • caffè, alcol, nicotina e sostanze stupefacenti;
  • sforzo fisico intenso;
  • alcuni farmaci (vale sempre la pena leggere il foglietto illustrativo);
  • cambiamenti ormonali, per esempio in menopausa o in gravidanza;
  • anemia da carenza di ferro e ipertiroidismo.

Quando sono innocue e quando no

Nella persona con un cuore sano le extrasistoli sporadiche sono considerate benigne. Possono dare fastidio, ma non aumentano il rischio di problemi seri.

Meritano invece un approfondimento quando:

  • sono molto frequenti, a salve o in sequenze ravvicinate;
  • si accompagnano ad affanno, dolore al petto, capogiri o svenimento;
  • compaiono o aumentano durante lo sforzo fisico;
  • c'è già una malattia di cuore nota (infarto pregresso, cardiomiopatia, valvulopatia, scompenso);
  • in famiglia ci sono stati casi di morte improvvisa in giovane età o di cardiomiopatie.

In questi casi l'extrasistole può essere il segnale di una condizione da riconoscere e curare. Anche extrasistoli molto numerose in un cuore sano vanno seguite: secondo le linee guida europee, quando le extrasistoli ventricolari arrivano a circa il 10% dei battiti possono contribuire a indebolire il muscolo cardiaco.

Gli esami utili

La valutazione comincia con la visita cardiologica e alcuni esami semplici e non invasivi:

  • Elettrocardiogramma (ECG): registra il ritmo in quel momento e, se le extrasistoli sono presenti, ne mostra l'origine.
  • Holter delle 24 ore o monitoraggio di più giorni: conta quante extrasistoli si presentano nella giornata, quando compaiono e se si associano ai sintomi. È l'esame chiave per capire il "peso" del problema.
  • Ecocardiogramma color doppler: controlla la struttura e la forza del cuore. Un cuore strutturalmente sano è la notizia più rassicurante.
  • Esami del sangue: per tiroide ed elettroliti.
  • Test da sforzo o risonanza magnetica cardiaca: solo in casi selezionati, su indicazione dello specialista.

Cosa si può fare

Quando gli esami escludono una malattia cardiaca, spesso basta capire che le extrasistoli sono benigne per viverle con più serenità. Alcune abitudini aiutano a ridurle:

  • dormire a sufficienza e con orari regolari;
  • limitare caffè, alcol e bevande energetiche, e smettere di fumare (nello studio citato, nei giorni con caffè le extrasistoli ventricolari erano circa il 50% in più);
  • fare attività fisica regolare e moderata;
  • gestire lo stress, anche con tecniche di respirazione o rilassamento;
  • preferire pasti leggeri la sera.

Se le extrasistoli restano molto fastidiose o sono molto numerose, il cardiologo può valutare una terapia farmacologica. In casi selezionati, soprattutto quando partono sempre dallo stesso punto, è possibile eliminarle con l'ablazione transcatetere.

Domande frequenti

Le extrasistoli sono pericolose?

In un cuore sano, di solito no. Diventano importanti quando sono molto frequenti o quando si accompagnano ad altri sintomi o a una malattia cardiaca: per questo vale la pena farle valutare una volta.

Lo stress può causarle?

Sì, stress e ansia sono tra i fattori che le favoriscono più spesso, insieme a sonno scarso, caffè e alcol.

Posso continuare a fare sport?

Se gli esami escludono una malattia cardiaca, nella maggior parte dei casi sì. Il tipo e l'intensità dell'attività vanno comunque concordati con il cardiologo, soprattutto se le extrasistoli aumentano durante lo sforzo.

In sintesi

Un battito che salta spaventa, ma raramente è il segno di qualcosa di grave. Una visita e un Holter permettono quasi sempre di capire con certezza di cosa si tratta, e di tornare ad ascoltare il proprio cuore senza ansia.

Rivolgiti subito al pronto soccorso se il battito irregolare si accompagna a dolore al petto, svenimento o affanno intenso.

Hai spesso la sensazione che il cuore perda un colpo? Il dott. Giuseppe Grandinetti, cardiologo aritmologo, riceve a Bari, Taranto e Catanzaro. Chiama o scrivi su WhatsApp al 349 633 9170, oppure richiedi un consulto online.