Il cuore batte in disordine? La fibrillazione atriale e il rischio di ictus
C'è chi la descrive come un tamburo impazzito nel petto, chi come un battito che non trova più il tempo. E c'è chi non si accorge di nulla, finché un controllo di routine o un elettrocardiogramma non la mette in evidenza.
La fibrillazione atriale è una delle aritmie più diffuse e la sua frequenza aumenta con l'età. È una condizione da riconoscere e seguire nel tempo, perché favorisce l'ictus: è uno dei fattori di rischio di ictus che si possono tenere sotto controllo.
Il 29 ottobre è la Giornata mondiale contro l'ictus: un buon momento per capire come funziona e cosa si può fare.
Che cos'è, in parole semplici
Il cuore ha un proprio impianto elettrico. In condizioni normali ogni battito parte da un piccolo "generatore" naturale, il nodo del seno, e si propaga in modo ordinato: prima si contraggono gli atri, le due camere superiori, poi i ventricoli, che spingono il sangue in tutto il corpo.
Nella fibrillazione atriale questo ordine si perde. Negli atri si formano molti impulsi elettrici caotici e contemporanei. Gli atri non si contraggono più in modo efficace ma "tremano", e i ventricoli ricevono segnali irregolari. Il risultato è un battito irregolare e spesso più veloce del normale.
I sintomi, e perché a volte non ce ne sono
I disturbi più frequenti sono:
- palpitazioni, cioè la sensazione di sentire il cuore battere in modo irregolare, rapido o "disordinato";
- affanno, soprattutto sotto sforzo;
- stanchezza insolita e minore resistenza nelle attività di tutti i giorni;
- capogiri o sensazione di testa leggera;
- senso di oppressione o fastidio al petto.
Molte persone, però, non hanno alcun sintomo. È la cosiddetta fibrillazione atriale silente, ed è la più insidiosa: chi non sa di averla non può proteggersi dalle sue conseguenze.
Il legame con l'ictus
Quando gli atri non si contraggono bene, il sangue tende a ristagnare, in particolare in una piccola tasca dell'atrio sinistro chiamata auricola. Il ristagno favorisce la formazione di coaguli. Se un coagulo si stacca, può raggiungere il cervello attraverso la circolazione e chiudere un'arteria: è l'ictus ischemico.
Per questo la fibrillazione atriale aumenta in modo importante il rischio di ictus: nello studio di Framingham, una delle ricerche cardiovascolari più note, era associata a un rischio quasi cinque volte maggiore. La buona notizia è che questo rischio si può valutare e ridurre in modo molto efficace, a patto di conoscere la diagnosi.
Chi è più a rischio
La fibrillazione atriale diventa più frequente con l'avanzare dell'età, ma alcuni fattori ne aumentano la probabilità:
- ipertensione arteriosa;
- diabete;
- sovrappeso e obesità;
- apnee notturne;
- malattie delle valvole o del muscolo cardiaco, scompenso cardiaco;
- disturbi della tiroide;
- consumo eccessivo di alcol.
Molti di questi fattori sono modificabili: tenere sotto controllo pressione, peso e glicemia è già una forma di prevenzione.
Come si scopre
Il polso. Il primo strumento è alla portata di tutti. Dopo cinque minuti di riposo, appoggia indice e medio sul polso, dal lato del pollice, e conta i battiti per un minuto. Più della frequenza conta il ritmo: se i battiti arrivano a intervalli irregolari, senza uno schema, è bene parlarne con il medico.
L'elettrocardiogramma (ECG). È l'esame che conferma la diagnosi. Se l'aritmia è presente in quel momento, l'ECG la registra in pochi minuti.
Holter e monitoraggi prolungati. Quando gli episodi sono saltuari, l'ECG può risultare normale. In questi casi si usa l'Holter delle 24 ore o un monitoraggio di più giorni, che registra il ritmo durante la vita quotidiana.
Smartwatch e dispositivi da polso. Molti orologi intelligenti segnalano un ritmo irregolare e possono registrare un tracciato. Sono un aiuto utile per accorgersi del problema, ma non sostituiscono la diagnosi medica. Le linee guida europee richiedono che la fibrillazione atriale sia documentata da un tracciato elettrocardiografico: i dispositivi che rilevano solo il polso con un sensore ottico non bastano, e ogni segnalazione va valutata dallo specialista.
Come si cura
Il percorso si decide caso per caso, dopo una visita aritmologica e gli esami necessari. In generale ha tre obiettivi:
- Prevenire l'ictus. Sulla base dell'età e degli altri fattori di rischio, lo specialista valuta se è indicata una terapia anticoagulante. Per chi non può assumerla esiste anche la chiusura percutanea dell'auricola sinistra, una procedura mini-invasiva.
- Controllare i sintomi. Si può rallentare la frequenza cardiaca con i farmaci oppure riportare il cuore al ritmo normale con farmaci antiaritmici o con la cardioversione elettrica.
- Ridurre le recidive. Nei pazienti selezionati l'ablazione transcatetere isola le zone del cuore da cui partono gli impulsi anomali e può ridurre in modo significativo il ritorno dell'aritmia.
A questo si aggiunge la cura dei fattori di rischio: pressione, peso, sonno, alcol, attività fisica regolare.
Quando rivolgersi al cardiologo
È consigliabile prenotare una visita se:
- senti spesso il cuore battere in modo irregolare o accelerato senza motivo;
- il tuo smartwatch ti ha segnalato un ritmo irregolare;
- noti affanno o stanchezza che prima non avevi;
- hai diversi fattori di rischio (per esempio ipertensione, diabete, sovrappeso) e non hai mai fatto un elettrocardiogramma.
Domande frequenti
La fibrillazione atriale è pericolosa?
Il rischio principale è l'ictus, che si può ridurre con la terapia adatta. Le linee guida europee ricordano che aumenta anche il rischio di scompenso cardiaco: per questo va seguita nel tempo.
Lo smartwatch può diagnosticarla?
Può segnalare un sospetto, ed è già molto. La diagnosi però richiede un elettrocardiogramma e la valutazione di un medico.
Si può guarire?
In molti casi si può controllare molto bene. L'ablazione, nei pazienti adatti, riduce il ritorno degli episodi; la cura dei fattori di rischio aiuta a mantenere il risultato.
Posso fare sport?
Nella maggior parte dei casi sì: le linee guida europee raccomandano un programma di attività fisica personalizzato. Tipo e intensità vanno concordati con il cardiologo.
In sintesi
La fibrillazione atriale è comune, spesso silenziosa e strettamente legata al rischio di ictus. Ascoltare il proprio polso, non trascurare un battito irregolare e fare i controlli giusti al momento giusto sono i passi più semplici per proteggere il cuore e il cervello.
Hai riconosciuto qualcuno di questi segnali? Il dott. Giuseppe Grandinetti, cardiologo aritmologo, riceve a Bari, Taranto e Catanzaro. Chiama o scrivi su WhatsApp al 349 633 9170, oppure richiedi un consulto online.