Il cuore e il cambio di stagione: autunno non riponiamo tutto nell’armadio
E alla fine anche l’estate ci ha salutato. L’acqua della pioggia sostituisce quella del mare, senza però raffreddare il calore dei suoi ricordi. Ottobre conserva comunque un suo certo fascino, così come l’autunno, è vero: il sole è meno caldo, le notti più fresche e le giornate meno lunghe. Per molti le temperature in calo rappresentano anche un sollievo, ma per il nostro cuore può iniziare un periodo delicato.
Il freddo improvviso induce i vasi sanguigni a restringersi, costringendo il muscolo cardiaco a lavorare di più per mantenere la pressione e distribuire il sangue. In condizioni già vulnerabili, questo scenario può aumentare il rischio di problemi cardiaci: uno studio recente mostra che l’esposizione a temperature basse può far crescere le ospedalizzazioni per infarto nei giorni successivi.
Ma non è solo il freddo a fare danni: l’autunno porta anche virus e malattie respiratorie in agguato. Se il corpo è impegnato nella lotta contro un’infezione, il cuore può essere sollecitato più del normale. Diverse ricerche mostrano che dopo un episodio di influenza il rischio di eventi cardiaci seri cresce, soprattutto nelle due settimane successive all’infezione.
In aggiunta, gli sbalzi termici — sole ancora caldo, poi vento freddo o pioggia inaspettata — aggiungono ulteriore stress: la circolazione “balla” e si avvertono palpitazioni o affaticamento. Insomma, l’autunno può essere una stagione “fragile” per chi ha già un cuore che non è perfetto.
Ma questo non significa che dobbiamo restare in guardia costantemente: piccoli accorgimenti fanno la differenza. Vestirsi a strati, proteggersi dalle infezioni (anche con il vaccino antinfluenzale), controllare la pressione, riposare bene e muoversi con moderazione sono gesti semplici e utili per restare in equilibrio, stagione dopo stagione.
Perché l’unico aspetto che deve restare sempreverde nonostante l’alternarsi delle stagioni è la prevenzione e la tutela della propria salute.